Friedrich Merz, cancelliere della Germania, ha espresso critiche insolitamente dure sia alla politica statunitense in Medio Oriente sia alla situazione sul campo in Ucraina, mettendo in luce tensioni profonde nei rapporti transatlantici e una visione pragmatica – per quanto controversa – sulla fine del principale conflitto europeo.
Parlando a degli studenti a Marsberg, nel Land della Renania Settentrionale-Vestfalia, Merz ha accusato la leadership dell’Iran di aver umiliato gli Stati Uniti attraverso tattiche dilatorie abilmente orchestrate. Secondo il cancelliere, Teheran avrebbe lasciato che funzionari americani si recassero a Islamabad per poi farli ripartire a mani vuote, senza progressi nel rilancio dei negoziati.
“Gli iraniani sono evidentemente molto abili nel negoziare, o meglio, nel non negoziare”, ha dichiarato Merz. “Un’intera nazione viene umiliata dalla leadership iraniana, in particolare da questi cosiddetti Guardiani della Rivoluzione. Spero che tutto ciò finisca il prima possibile”.
Merz ha espresso scetticismo anche sulla strategia di Washington nel conflitto in corso con l’Iran, iniziato con attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele il 28 febbraio. Ha sottolineato come la Germania e l’Europa non siano state consultate in anticipo, avvertendo di un rapido deterioramento della situazione. Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla parziale minatura dello Stretto di Hormuz e ha offerto dragamine tedeschi, evidenziando al contempo i pesanti costi economici per la Germania.
Linea dura sull’Ucraina
Nello stesso intervento, Merz ha adottato un tono particolarmente diretto anche sull’Ucraina, suggerendo che Kyiv potrebbe dover accettare la perdita di parte del proprio territorio in un eventuale accordo di pace con la Russia, collegando esplicitamente questa prospettiva alle ambizioni europee del Paese.
“A un certo punto, l’Ucraina firmerà un cessate il fuoco; a un certo punto, si spera, un trattato di pace con la Russia. Potrebbe accadere che una parte del territorio ucraino non sia più ucraina”, ha affermato il cancelliere.
Merz ha aggiunto che il presidente Volodymyr Zelensky dovrebbe presentare un eventuale accordo alla popolazione, forse attraverso un referendum, come il prezzo necessario per aprire la strada all’integrazione europea: “ho aperto per voi la via verso l’Europa”.
Allo stesso tempo, il cancelliere ha raffreddato le aspettative su una rapida adesione all’Unione europea, definendo irrealistiche le ipotesi di ingresso entro il 2027 o il 2028 mentre il conflitto è ancora in corso. Ha insistito sulla necessità di rispettare criteri rigorosi in materia di stato di diritto e lotta alla corruzione, suggerendo anche tappe intermedie come uno status di osservatore nelle istituzioni europee.
Un modello di franchezza politica
Nel loro insieme, le dichiarazioni di Merz durante questa visita scolastica delineano un cancelliere sempre più incline a esprimere pubblicamente valutazioni scomode.
Sull’Iran, le sue parole riflettono la crescente frustrazione europea verso le decisioni statunitensi e l’assenza di una chiara strategia di uscita. Sull’Ucraina, indicano una lettura realista secondo cui una vittoria militare completa – con il ripristino dei confini precedenti al 2014 o al 2022 – potrebbe non essere realistica, e che l’integrazione europea potrebbe rappresentare il premio strategico capace di rendere accettabili compromessi dolorosi.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

